Istantanea sull’evento

Magazine, tabloid o riviste. Per un “c’ero anch’io” che immortala l’evento e i suoi partecipanti, sigillando relazioni e memoria collettiva e istantanea.

Per chi organizza un evento e vuole che resti traccia, per chi governa una comunità piccola e ha bisogno di parlare chiaramente ai propri cittadini, per chi vuole sigillare relazioni e memoria collettiva, fare un magazine, un tabloid o una rivista resta uno strumento concreto ed efficace.

Fare un magazine - I Sapori del Giallo, giornale tabloid del festival letterario
Fare un magazine - deLiberando, piccola rivista per comune della pianura lombarda

I Sapori del Giallo:
Giornale tutto a colori su carta patinata, formato tabloid. Un memento del festival letterario: con libri, conferenzieri, interventi ed eventi.

deLiberando:
Per un piccolo comune della pianura lombarda, una rivistina nobilitata da una cover in carta coated e goffrata. Stampata in monocromia per contenere i costi, mantiene tuttavia identità e cura stilistica.

Gola Secca:
Tabloid mensile uscito per qualche anno, vendeva oltre mille copie su un territorio di 10 mila abitanti.

Testata del tabloid Gola Secca - esempio di magazine locale a  tiratura mensile

Cristallizzare una versione dei fatti

Congressi, convegni, corsi, raduni, riunioni di giunta o di consigli di amministrazione.


Non invento nulla di nuovo nel dire che la formula giornalistica cristallizza una versione dei fatti. Diventa strumento di coesione attorno a un dato condiviso. Tanto più è utile quanto più l’evento è recente e quanti più numerosi ne sono stati i testimoni.
La formula giornalistica è sempre una riscrittura dei fatti.


Seleziona, ordina, dà peso, lascia fuori.


Spiace dirlo: i watchdog journalists, i cani da guardia, più che a tenere a bada il potere servono spesso a difenderlo. Sorriso.

Da un lato questo breve cenno ha la stucchevolezza di un’affermazione scontata.


Dall’altro ha la provocatoria molestia dell’iconoclastia.


Ma così è.

Carta contro vento e acqua

Ancora oggi il giornale cartaceo, in questi casi, fa premio sulla comunicazione web.

Sui social l’opinionismo può argomentare con veemenza ed efficacia.


Eppure quelle perorazioni restano scritte, come diceva Catullo, nel vento e sull’acqua che scorre:

in vento et rapida scribere oportet aqua.

La pagina stampata resta.


Può essere conservata, riletta, mostrata, archiviata.


Diventa oggetto che sigilla una versione dell’evento e la rende disponibile nel tempo.


Questo è il vero senso di fare un magazine.

Uno strumento di governo locale

Per un piccolo comune della pianura lombarda una rivistina può essere strumento di governo locale.


Serve a parlare agli abitanti con una voce che non si disperde.


Fissa ciò che si è deciso, ciò che si è fatto, chi c’era.

Rafforza il senso di appartenenza e di continuità.

Lo stesso vale per un festival letterario, un raduno associativo, una giornata di studi.
Il tabloid o la piccola rivista non sono solo documentazione.


Sono un modo per dare forma stabile a un momento e farlo entrare nella memoria condivisa della comunità.

Istantanea che rimane

In un’epoca in cui tutto scorre velocemente e si dimentica altrettanto in fretta, l’istantanea cartacea conserva una forza specifica.


Non pretende di dire tutto.


Pretende di dire qualcosa in modo duraturo.

Per chi organizza un evento e vuole che resti traccia, per chi governa una comunità piccola e ha bisogno di parlare chiaramente ai propri cittadini, per chi vuole sigillare relazioni e memoria collettiva, fare un magazine, un tabloid o una rivista resta uno strumento concreto ed efficace.